APPROFONDIMENTI: Giuseppe Festino, Maestro della fantascienza Made in Italy

Giuseppe Festino, Maestro della fantascienza Made in Italy

Intervista a uno dei grandi interpreti italiani del disegno di fantascienza, autore tra l'altro di una serie di copertine per Urania.

Di: DAG | Pubblicato il:05/01/2015


La Fantascienza è stato un genere sempre molto amato in Italia a tal punto che dal dopoguerra c’è stato nel nostro paese un gran proliferare di libri, film e fumetti dedicati a questo settore dell'immaginario.
E sicuramente ha contribuito in maniera importante al successo di questo genere l’arrivo nelle librerie nel 1952 de “I romanzi di Urania” della Mondadori, libri che hanno fatto scoprire al pubblico italiano autori come Arthur C. Clarke, Asimov, Ballard, Dick e tantissimi altri. 
Ma i romanzi di Urania, oltre che per le storie, sono diventati popolari anche per le copertine tonde disegnate tra gli altri da Kurt Caesar, Carlo Jacono e Karel Thole. E tra gli autori che hanno prestato la propria opera alle mitiche copertine di Urania troviamo anche Giuseppe Festino (nato a Castellammare di Stabia, Napoli, il 22 settembre 1943) che ha fatto dell’illustrazione fantascientifica il suo segno distintivo.
Oltre ad una serie di copertine per Urania, Festino ha illustrato per anni Robot, una delle più interessanti riviste italiane di fantascienza, e ha realizzato molte copertine dei libri per Nova SF (Perseo Libri, ex Libra).
Quindi è un grande piacere ospitare sul nostro sito una lunga intervista a questo autore che ha fatto la storia della Fantascienza “made in Italy”, ripercorrendo la sua lunga carriera e svicolando ogni tanto dal discorso principale per poter parlare delle nostre amate tavole originali.

Come prima domanda vorremmo chiederle un po’ banalmente com’è nata la sua passione per il fumetto e per il mondo del disegno in generale. Quali sono stati i suoi primi lavori da professionista?

I miei primi interessi col fumetto risalgono al 1949, quando mio padre mi comprò il primo numero di Topolino tascabile, dove scoprii il personaggio di Eta Beta, che non poteva non conquistarmi. Già provavo molto interesse per le storie fantastiche grazie a qualche albo che raccontava di marziani che coi loro Dischi Volanti  rapivano aerei terrestri, di uomini iniettati nel corpo umano (il romanzo e il film Viaggio allucinante erano di là da venire), di "macrozoi" che rappresentavano una delle tante minacce nelle avventure pubblicate sulle paginette orizzontali di albetti dello stesso formato del Tex di allora. Poi arrivò Urania e mi si spalancarono prospettive assai più ampie. Già mi trastullavo con le matite e i colori, come tutti i ragazzini, del resto, e la voglia di cimentarmi con i soggetti fantascientifici doveva essere la logica conseguenza. Ma prima che la cosa si trasformasse nella decisione di dedicarmi solamente all'arte pittorica ce ne correva.  

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A partire dalla seconda metà degli anni settanta ha iniziato a lavorare nel settore che ha poi caratterizzato la sua carriera, quello della fantascienza. È stata una scelta voluta oppure le è capitato per caso di iniziare a lavorare con editori che producevano libri di science-fiction?
Dovevano passare parecchi anni durante i quali coltivai la passione per il genere (ma non solo per quello, naturalmente), e finalmente decisi cosa fare nella vita, quale professione intraprendere. Dopo il periodo passato al servizio dell'Esercito Italiano, mi avvicinai alla sede della Mondadori a Milano, città dove avevo deciso di vivere, e mi proposi di collaborare quale illustratore. Inutile dire che sarebbe stato troppo bello se avessero deciso immediatamente di utilizzare il mio acerbo talento. Non mi tolsero le speranze, però, e io mi rivolsi altrove pur di poter lavorare comunque in ambito editoriale. Uno studio nel capoluogo stava iniziando la realizzazione di un'enciclopedia sugli animali, e venni ingaggiato nel medesimo giorno in cui mi presentai per far conoscere le mie capacità. Fu un periodo formativo ricco di esperienze, e che mi permise di conoscere altre figure affermate di artisti, Karel Thole compreso.

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Tra le sue prime collaborazioni più interessanti ci sono state quelle con l’editore Armenia, per riviste come “Robot” e “Alien”. Ci dice cosa ha prodotto per questo editore?
Non ho iniziato a lavorare per caso in chiave fantascientifica. Come ho detto, avevo provato sin dall'inizio a farlo, perciò si trattava di aspettare che si presentasse l'occasione giusta. Che giunse con la conoscenza di Angelo De Ceglie, un giovane appassionato milanese, prematuramente scomparso, il quale mi chiese di preparare le copertine per la sua pubblicazione amatoriale di racconti, Vox Futura.
Per farla conoscere meglio, una volta pronta, De Ceglie ne inviò una copia alla redazione di Robot, rivista di fantascienza nata da pochi mesi, il cui direttore, Vittorio Curtoni, mi propose di lavorare alle illustrazioni interne e, in seconda battuta, alle copertine. Per me si stava realizzando un sogno. Urania rimaneva sullo sfondo ma, lo sappiamo, nella vita non si può avere tutto. Era già gratificante avere l'occasione per farsi notare dagli appassionati. La rivista cessò la pubblicazione nel 1979, e l'editore tentò di sostituirla con una di più ampio formato: Aliens. Il mensile sopravvisse per nove numeri, contro i quaranta di Robot, dimostrando che la volubilità dei lettori, il numero notevolissimo di pubblicazioni che apparivano sul mercato confondendo il pubblico e dirottandone l'attenzione in più direzioni, poteva risultare fatale. In un Paese poco propenso alla lettura qual è sempre stata l'Italia, non è possibile che una testata rimanga sul mercato più di tanto, soprattutto quando queste non vengono sostenute da un'adeguata forza economica.

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Quali erano le tecniche utilizzate per realizzare le copertine di Robot?
Tutte le copertine realizzate per Robot, e le altre prodotte in seguito le ho eseguite utilizzando i colori acrilici, molto pratici e versatili nei vari metodi di lavoro. Colori che In sé riuniscono la possibilità di venire usati esattamente come le tempere, con la corposità dei colori a olio o le velature caratteristiche dell'acquarello. Senza gli inconvenienti che questi prodotti presentano.
Com’è poi entrato in contatto la rivista francese “Fiction”?
Grazie all'intervento di Lino Aldani, il quale aveva pubblicato su Robot un breve racconto dal titolo Visita al padre, per il cui testo avevo disegnato qualcosa di cui io stesso ero soddisfatto (cosa che non mi capita poi tanto spesso). Aldani era in contatto con redattori d'oltralpe, e uno di questi - Jean-Pierre Fontana - mi incaricò di preparare un paio di copertine per le pubblicazioni che curava. La prima per un'antologia di racconti scritti da italiani, mentre la seconda, che io avevo dipinto quale alternativa, trovò impiego per una copertina di Fiction, del medesimo editore.

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Nei primi anni ottanta inizia la sua collaborazione con la Arnoldo Mondadori e tra l’altro collabora anche a Topolino. Ci rivela in cosa consisteva il suo contributo al settimanale Disney? Lei comunque ha anche avuto a che fare con i personaggi Disney in quanto ha realizzato più albi di figurine della Lampo. Ci dice come si è svolto questo suo lavoro?
Per Mondadori ho collaborato a tante testate: Urania, gli Oscar sf, Segretissimo, Il Giallo, Panorama, Epoca, ZeroUno, Confidenze, e per lo stesso Ufficio Grafico. Per Topolino capitò che necessitassero di completare qualche articolo di genere turistico/culturale, e per l'occasione preparai dei bianco-neri che provvidi a completare con colori trasparenti. In passato avevo lavorato per le Edizioni Flash (che in precedenza si chiamavano Editrice Moderna), in questo caso realizzando illustrazioni basate sulle storie dei personaggi Disney tratte sia dai lungometraggi animati che da alcuni cortometraggi. Formavano il corpo di collezioni per l'infanzia che dovevano essere completate con soggetti autoadesivi, contenuti nelle classiche bustine per figurine. Non mi sono mai sottratto a nulla, per quel che riguarda il lavoro. Essendo un completo autodidatta, ho apprezzato le tecniche e gli argomenti più diversi, sperimentando di continuo, senza privilegiare alcunché, con la sola eccezione delle creazioni fantascientifiche, le quali mi hanno permesso di affrontare ogni genere di soggetti.
Gli originali di queste figurine sa che fine hanno fatto?
Mi risulta siano sopravvissuti in parte dall'allagamento di un deposito nel quale erano stati accumulati, presso Le Edizioni Flash.  Avrei avuto diritto alla restituzione delle tavole, ma come è avvenuto anche per tanti miei colleghi, chi di dovere faceva orecchie da mercante, rimandando il dovere dettato dalle norme per il Diritto Internazionale d'Autore. Autore che non è sufficientemente protetto dagli inottemperanti. Le tavole in questione attualmente dovrebbero far parte del materiale acquisito da WOW, il Museo del Fumetto e dell'Illustrazione di Milano, che lo aveva a suo tempo ottenuto dietro un non meglio specificato compenso. Dico "dovrebbe" in quanto non ho ancora avuto modo di verificare personalmente. Ma è già tanto sapere che i lavori originali sono in mani sicure. Per la cronaca, si tratta di materiale realizzato a tempera (non conoscevo ancora gli acrilici), pertanto assai delicato e vulnerabile.

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A metà degli anni ottanta viene poi chiamato a sostituire il grandissimo Karel Thole (che aveva dovuto sospendere momentaneamente l’attività per problemi agli occhi) nella realizzazione delle copertine di Urania. Anche in questo caso ci racconta un po’ come sono andate le cose?
Ero amico da diversi anni di Karel. Avevo conosciuto la sua famiglia nei miei primissimi anni milanesi, e in seguito avemmo modo di frequentarci assai di più. Anche le nostre mogli si erano conosciute e ci scambiavamo,  quando possibile, qualche visita. Noi due, poi, eravamo riusciti ad aggregare un gran numero di professionisti milanesi e dell'interland, un sodalizio da cui si formò l'Associazione Illustratori. Ma per venire al punto, quando Karel iniziò ad avere seri problemi alla vista, nel periodo in cui subì un paio di interventi a entrambi gli occhi la redazione si trovò nella necessità di reperire un sostituto. Superai il giudizio degli addetti al lavoro del caso (anche se avevo dimostrato abbondantemente le mie capacità, certi esami te li fanno lo stesso) e mi vennero affidate alcune copertine, sia per Urania che per la collana dei Classici. Fruttero e Lucentini erano soddisfatti del mio contributo, ma avrebbero dovuto a breve abbandonare la conduzione delle scelte editoriali e anch'io ne subii le conseguenze. Thole, dopo gli interventi, riprese a fare qualcosa. Nel frattempo la direzione si era rivolta a Vicente Segrelles, gestito dall'Agenzia Norma di Barcellona, che dalla Spagna forniva le copertine per Il Giallo e per la serie dei libri romantici. A questi seguì l'ottimo Oscar Chichoni, che proseguì fino a che non decise di trasferirsi in Inghilterra, richiesto per creare materiale destinato a giochi elettronici e soggetti cinematografici. Il seguito è quasi tutta attualità. Potrei dilungarmi a lungo sull'argomento, e se riceverò domande più specifiche lo farò senza problemi.

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Che tecnica utilizzava nella realizzazione delle copertine di Urania?
La tecnica pittorica era la medesima che avevo impiegato per le copertine di Robot e la maggior parte delle altre. In un certo qual senso, però, mi ero adeguato alla filosofia estetica di Thole, e se le cose fossero andate diversamente, non escludo che avrei prodotto immagini in linea con i dipinti dell'artista olandese. L'intenzione era quella, ma non me ne è stato dato il tempo. Le tavole preparate per i Classici possono dimostrare come tentassi di assecondare l'essenzialità grafica con la quale il pittore le differenziava da quelle per Urania, la serie principale. Per non sciupare la prosecuzione estetica di una pubblicazione, rispettando i gusti del pubblico, tendo a fare del mio meglio per non prevaricare lo stile dell'artista titolare, a meno che non mi venga richiesto specificamente. Personalmente, come lettore, mi ha sempre disturbato il cambiamento di stile nelle copertine, in quando lo ritengo poco elegante e poco rispettoso di coloro che seguono la pubblicazione. Potrò sbagliarmi, ma nessuno ha mai fatto obiezioni in tal senso.
Quante copertine ha realizzato?
Non ho tenuto conto del numero. E' facile comunque avvicinarsi al totale, visto che le pubblicazioni specializzate in Italia, per quanto riguarda la sf non sono certo un'enormità. Nel mio caso, poi, la produzione si concentra nel periodo tra gli anni '80 e '90. Andando a memoria, posso citare in prima battuta Robot, due o tre per le prime edizioni Fanucci, una per Fantacollana delle edizioni Nord, una per Galassia, le due già considerate per la Francia e, mi pare, tre per la Germania. Quelle per Urania e i Classici nel periodo Fruttero e Lucentini, alcune per Pulp, I Libri della Paura, I Libri di Robot, una sola per Aliens, e poche altre cose sparpagliate qua e là. Assai poco rispetto alla produzione tholiana e, se per questo, anche di Segrelles e di Chichoni, per non parlare dell'attualissimo Brambilla. A queste possiamo aggiungerne un altro paio per Urania in un periodo successivo. PIù robetta che potrebbe tranquillamente rimanere nel dimenticatoio.

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Ci dà un ricordo di Thole?
Un ricordo di Thole riempirebbe un libro intero, e non di quelli che si possono tenere comodamente in tasca. Il poco che ho scritto sull'arte nella fantascienza e i suoi esecutori riguarda principalmente la figura del mio collega olandese, superato forse dagli articoli che ho dedicato a Kurt Caesar, il primo copertinista di Urania, al quale debbo la mia scelta professionale. Posso dire che l'uomo Thole era una persona unica, impareggiabile. Era un artista sensibile, ricco di senso dell'umorismo, come tutti possono constatare. Era disponibilissimo a chiacchierare del suo lavoro, dei suoi "effetti speciali" cromatici, dei trucchi che seguitava a inventarsi per rinnovare la propria opera. Sapeva intrattenere colleghi e amici, e la sua elegante presenza, i baffetti appena più discreti di quelli di un Clark Gable, gli occhi chiarissimi, la sua comunicativa, tutto contribuiva sicuramente ad affascinare anche le signore a cui capitava di avvicinarlo. E il suo accento straniero era un elemento in più a renderlo interessante a qualunque uditorio. Forse è opportuno rimandare chi fosse interessato a conoscerne meglio la figura e l'opera a un paio di libri che contengono rispettivamente le copertine del primo illustratore di Urania (insieme al supporto di Carlo Jacono) oltre a quello interamente dedicato a Karel Thole, una monografia ricca di tutte le sue opere per Urania con l'aggiunta di qualcos'altro, insieme al contributo di diverse firme. Entrambi i libri contengono le cose che ho scritto più di recente sui due pittori principali di Urania, quelli che, almeno per me, hanno rappresentato un periodo determinante e assai interessante. I libri sono disponibili presso la Fondazione Rosellini per la Narrativa Popolare, con sede a Senigallia. Sicuramente, gli appassionati che ancora non li conoscono saranno felicissimi di entrarne in possesso.

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Successivamente collabora con la Giorgio Mondadori a diverse testate tra cui “Tv Sorrisi e Canzoni”. Un aneddoto di questa esperienza?
Con l'Editoriale Giorgio Mondadori ebbi i primi contatti grazie a una delle mie poche collaborazioni con l'edizione italiana di Playboy, da loro gestita in quegli anni. Seguì qualcosa di assai diverso per AD (Architectural Digest) per la quale mi domandarono di realizzare i frontali di numerose chiese della Sardegna. Un modo insolito per passare dal profano al sacro. Poco dopo vararono Bell'Italia, seguita abbastanza a breve da Bell'Europa, e col precedente intervento su AD divenni uno dei loro illustratori fissi. Il lavoro era pressoché continuo, impegnativo e a volte massacrante, dati i tempi ristretti di consegna. Di piacevole c'era che spesso dovevo recarmi in qualche località per documentarmi di persona con foto e altro. Poi, al momento di eseguire, cominciava la sofferenza e l'ansia del dover essere puntuale.
Con TV Sorrisi e Canzoni andava assai meglio. In quel periodo non era tra le testate mondadoriane. Il settimanale era assai meglio organizzato e chiedeva la consegna del materiale entro un tempo ragionevole. I compensi, in proporzione, erano certamente più soddisfacenti, e la redazione possedeva un archivio di tutto rispetto al quale attingere. Il solo inconveniente consisteva nel fatto che si servivano assai di rado degli illustratori. Posso vantarmi di avere realizzato per loro più d'una copertina (fatto insolito per una rivista che è il trionfo della fotografia), compresa quella dedicata all'uscita del secondo film su Indiana Jones. MI venne chiesto di eseguirne una copia in quanto l'agenzia di distribuzione italiana possedeva una sola immagine della figura con Harrison Ford che si erano prefissi di mettere in copertina. Ed era un manifesto piuttosto sciupato, inadatto a venire riprodotto. Qualcuno, conoscendo la mia capacità di "replicatore" di stili e soggetti, propose di affidare a me l'imitazione di quella locandina. La realizzai con completa soddisfazione di tutti, venne pubblicata, e venne trafugata durante la chiusura di una mostra a Torino. Gli organizzatori mi risarcirono, ma mi resta il dubbio se sia stata rubata perché portava la mia firma oppure in quanto mostrava un Jones/Ford che andava per la maggiore. Sono convinto che il ladro fosse soprattutto un ammiratore dell'attore. Intanto, non ne conosco l'identità e, soprattutto, posso fare solo ipotesi circa il metodo per dissimulare, senza farsene accorgere, l'appropriazione di una tavola  che misurava ben 50x70 centimetri!...



Famosa è anche la sua attività di ritrattista e la sua passione per l’architettura. Ci racconta come coltiva queste due passioni?
Il ritratto ha sempre fatto parte dei miei interessi. Conservo ancora uno dei miei primi autoritratti infantili, disegnato a matita, aiutato dal piccolo specchio che mio padre utilizzava per radersi. Un autentico cimelio (il disegno, intendo). Modestia e battuta cretina a parte, credo di aver realizzato durante l'arco della mia carriera una quantità tale di ritratti da meritare una citazione sul Guinnes dei Primati. A parte alcune eccezioni, sono tutti realizzati al tratteggio con inchiostro, ritratti che molti apprezzano e riconoscono. Sia come caratteristica della mia tecnica esecutiva che nella somiglianza coi soggetti. Personaggi del mondo della narrativa in genere, del cinema e dello spettacolo tutto, della politica e dell'economia, della storia e dell'arte figurativa. Ma principalmente sono i visi dei miei colleghi illustratori, fumettisti (sia per i disegni che per i soggetti), umoristi e grafici, a primeggiare sugli altri come numero. Quest'ultimo gruppo, solitamente, è vittima delle mie istantanee di cui mi servo come base, foto scattate ad ogni buona occasione, avvengano queste in pubblico o privatamente . Circa quella che chiami "passione" per l'architettura, dovrebbe essere ormai evidente che mi ci sono dedicato solo per lavoro. A meno che in questo caso non si intenda il termine "passione" quale sinonimo di "sofferenza". Allora sì, ci siamo in pieno!... Il fatto che i risultati siano stati puntualmente apprezzati testimonia soltanto che ho affrontato l'argomento con la serietà e la determinazione necessaria. Ho realizzato cose tanto impegnative che io stesso stento a capacitarmi di aver fatto. La pavimentazione del Duomo di Otranto, per dirne una; il Corso Umberto a Taormina; la doppia visione dello spaccato longitudinale del Duomo di Como; la basilica di San Gallo in Svizzera con l'annessa biblioteca. E potrei proseguire a lungo. Ciascuno di questi lavori mi ha procurato un particolare mal di testa e inizi di ulcera gastrica... E non esagero, credetemi.

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Tra l’altro lei è anche uno dei maggiori esperti dell’opera di Kurt Caesar, uno dei più importanti illustratori italiani (anche se lui era tedesco, svolse la propria carriera principalmente in Italia). Ci racconta qualcosa di questo grande autore, noto soprattutto per aver realizzato le prime memorabili copertine di Urania?
Io esperto? Capisco cosa intendi, ma devo dire che la definizione non mi piace. Mi fa venire in mente una battutina che aveva a che fare col termine stesso. "Esperto" è colui il quale ti sa dire come stanno le cose, come andranno e anche perché sono andate diversamente da quello che ha detto. Un funambolo della dialettica, insomma. Qualcuno che in un modo o nell'altro pretende di avere ragione. Una figura decisamente poco simpatica, di cui oggi potremmo fare a meno.Non è esattamente questo il mio caso, quindi, visto che ciò che conosco della figura di Kurt Caesar è assai meno di quel che so riguardo il suo lavoro. Ed è sempre questo che mi spinge ancora adesso a curiosare sul prodotto del suo talento, quando ne ho tempo e in ogni occasione propizia o fortuita che sia. Una ricerca che dura da quando avevo a malapena quindici anni, e che mi ha permesso di ricostruire più che altro una cronologia dei lavori realizzati durante la sua vita d'artista, insieme a pochi squarci di quella che fu la sua vita d'uomo. Per una trattazione più diffusa del personaggio, rimando ad alcune note che vennero pubblicate sul n. 18 de "Il Vittorioso"  del 4 maggio 1952, a pagina due, il settimanale italiano a cui collaborò più lungamente, e che permise al lettore di conoscere le sue doti di illustratore e fumettista, doti che coloro i quali si appassionarono di fantascienza riconobbero sulle copertine per i Romanzi di Urania e, successivamente su alcune di quelle per i mensili Oltre il Cielo, Cronache del Futuro e sulle pagine dello stesso Vittorioso, grazie ad altre copertine e fumetti realizzati per numerose storie fantascientifiche. Una biografia vera e propria sull'artista non è stata ancora preparata.
Nel mio piccolo vorrei provvedere a colmare questa lacuna, e ci sto lavorando da tempo. L'ostacolo maggiore risiede nello scarso interesse dimostrato dall'editoria nazionale per un'opera del genere e, di conseguenza, nelle difficoltà per farla conoscere al pubblico. Un libro degno di questo nome dovrebbe essere fornito di informazioni che riguardino l'infanzia del personaggio e di come si mosse più tardi nel nostro Paese, trasferendosi dalla Lombardia al Lazio, regioni nelle quali lavorò al servizio dell'editoria, insieme ai tanti viaggi che compì prima, durante e dopo l'ultimo periodo bellico (quest'ultimo lo vide persino quale cronista e disegnatore al fianco di Erwin Rommel, in Africa, quale interprete per lo stesso generale, oltre che disegnatore degli ambienti e delle azioni belliche, similmente agli artisti ammessi nei tribunali per testimoniare graficamente la realtà dei processi). E queste informazioni occorrerebbe reperirle visitando i luoghi in cui visse, contattando chi lo conobbe (ormai pochi sopravvissuti, dato il tempo trascorso) e frugando tra i documenti scampati alla distruzione, forse conservati in qualche archivio dimenticato. Come si vede, niente di troppo semplice, mancando il tempo necessario e i mezzi economici per iniziare queste indagini.   
Un libro di recente realizzazione sulla sua opera di copertinista per Urania, è stato pubblicato nel 2010 dalla Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare, con sede a Senigallia. Vi ho partecipato con contributi marginali, e con due articoli nei quali parlo di come ho intrapreso la professione di artista editoriale grazie all'influenza ricevuta dall'osservazione delle sue opere, oltre al testo in cui ricostruisco i fatti che condussero alla distruzione pressoché totale delle copertine uraniane nonché alla salvezza di pochissimi esemplari delle medesime. Notizie su Kurt Caesar possono venire reperite anche su un paio di volumi riguardanti la genesi e la storia di Urania medesima quale rivista specializzata di fantascienza, pubblicazione che seguita ad apparire nelle edicole ancora ai giorni nostri, in un percorso lungo e vario che risale al 1952. I libri fanno parte di quelli preparati in questi ultimi anni da Profondo Rosso, di Roma, e spaziano nell'ambito generale della fantascienza pubblicata in Italia, privilegiando per forza di cose la collana uraniana, il fulcro attorno al quale ruota l'interesse degli appassionati nazionali. Non avrei difficoltà a riferire qualcos'altro riguardo a chi fu mio maestro suo malgrado, ma sarebbe meglio che mi si ponessero domande specifiche. Se mi si lasciasse raccontare a ruota libera rischierei di completare quel libro adesso.




Lei di Caesar possiede anche alcuni originali, ci racconta come ne è venuto in possesso?
E' successo grazie a quello che considero un autentico colpo di fortuna. Non mi sono stati regalati, purtroppo, ma non rimpiango un centesimo della spesa che dovetti sostenere per averli. Da un punto di vista personale, il valore di questi pochi lavori è inestimabile. Seppi della loro esistenza al momento in cui chi li possedeva, avendo necessità di danaro, decise di metterli in vendita. Conoscendo i miei interessi, chi ricevette la proposta di acquistarli mi informò della cosa, permettendomi di entrarne in possesso. Come ho raccontato nel libro che tratta le copertine di Urania, gli originali vennero salvati in extremis da un allora ragazzino che li riconobbe in un mucchio di carta destinata al macero, pensando bene di salvarli. Anche in questo caso dovrei soffermarmi a lungo per raccontare nel dettaglio la vicenda. Posso dire che risale ai primissimi anni '60, e che ha quasi del miracoloso. Se sono reticente a questo proposito e in questa circostanza, è per invogliare chi desideri saperne di più a procurarsi il libro Gli illustratori di Urania: Caesar e Jacono. Ne vale sicuramente la pena.
Cosa ne pensa del collezionismo di originali?
Ne penso tutto il bene possibile, quando si svolge in modo lecito. I collezionisti onesti compiono un'opera meritoria, mettendo in salvo "pezzi" che, altrimenti, sparirebbero dalla circolazione. Il collezionista autentico, quello che non tende ad accaparrarsene per farne mercato e basta, che si preoccupa di preservare le opere originali, non solo ne gode esteticamente, ma concede al loro autore di utilizzarle per qualche mostra, o perché possa riprodurle su cataloghi e biografie. Fosse sempre così, le cose andrebbero decisamente meglio. Ma questo vale in linea generale, e anche la nostra categoria rimane indifesa il novanta percento delle volte, nonostante esista una legge che contempli i cosiddetti diritti d'autore e quant'altro. 



Sempre restando in ambito “originali”, lei è riuscito a recuperare tutta la produzione che ha fatto per i vari editori?
Credo che a nessuno sia riuscita una cosa simile. Inizialmente, gli editori tendevano a non restituire alcunché per pigrizia, per conservare qualcosa che ritenevano interessante, per una forma di lungimiranza che li spingeva a impossessarsi indebitamente degli originali, pur avendo provveduto a realizzare le pellicole destinate alla riproduzione in stampa. Il più delle volte si limitavano a raccogliere in un mucchio le tavole, non si sa bene per quale scopo, salvo poi disfarsene quando si facevano ingombranti per la quantità. Diventava una necessità redazionale per avere spazio, e se qualcuno informava gli artisti che potevano riprendersi le illustrazioni era solo per cortesia. Gli artisti, dal canto loro, aggiungevano la propria pigrizia a quella dei committenti e il danno era fatto. Solo la preveggenza di qualche persona sensibile allo scempio cui sarebbero stati destinati quei lavori spingeva taluni ad appropriarsene, salvandoli per sé. Non ne avrebbero avuto diritto, però l'operazione aveva un che di meritorio: ha permesso la salvezza di tante cose che altrimenti non esisterebbero più.
Per quel che mi riguarda personalmente, sono una delle tante vittime di questo malvezzo. E io pure riconosco la mia dose di pigrizia. Il fatto è che occorre tempo per seguire il percorso del proprio lavoro, quale l'attesa della pubblicazione, il ritorno dalla tipografia dell'originale, dare tempo alla redazione di informarti (se mai lo fa) che la tavola è a disposizione, o sollecitare l'ufficio preposto a restituirtela quando non si fanno sentire. Il tutto mentre altro lavoro da realizzare e a cui dare precedenza incombe.In generale, a poco a poco le cose sono migliorate, ma non del tutto. La maggior parte delle volte bisognava attivarsi in proprio.
Questo genere di problemi è stato risolto con l'avvento dei computer e relativi scanner. Potendo inviare l'immagine al committente via mail, non è stato più necessario separarsi dall'originale. Originale che, contemporaneamente, per gli eventuali collezionisti non ha più valore: non esistendo più l'autentico, tangibile "originale", l'interesse di un eventuale acquirente si limita a una riproduzione del soggetto, nella misura che preferirà. Pratico, certamente, ma stravolgente per il mercato delle creazioni artistiche.
Per tornare a me, in un modo o nell'altro io pure ho subito certe "perdite" e - chiamiamoli pure per nome - "furti". Ma c'è poco da fare. Si rimane un poco destabilizzati quando si scopre che qualcosa ritenuto perduto è stato messo in vendita da chi ne fa commercio diretto o su eBay. E' tuo, ma non c'è modo di rientrarne in possesso a meno di non acquistarlo. E non c'è modo di difendersi da questo tipo di pirateria. La sola consolazione è sapere che quel lavoro esiste ancora, anche se se ne avvantaggerà chi non ne ha diritto. Per concludere, posso dire che se tutto ciò che ho prodotto nel corso della mia attività professionale mi fosse stato reso, avrei almeno il doppio di quanto ho potuto conservare.



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